• slidebg1
    Festa del Popoc da marz; fantoccio al rogo in zona Curtin - Anonimo
  • slidebg1
    Festa del Popoc da marz; bambini con campanacci - Anonimo
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Anonimo
  • Canto tradizionale interpretato dagli allievi di Brusio durante la festa della Vegia e Vegiun
    Pierluigi Crameri
  • slidebg1
    La Vegia e il Vegiun - Fabrizio Lardi
  • slidebg1
    La Vegia e il Vegiun - Fabrizio Lardi
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Pierluigi Crameri
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Pierluigi Crameri
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Pierluigi Crameri
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Pierluigi Crameri
  • slidebg1
    Corteo del Popoc da marz per le vie del borgo di Poschiavo - Pierluigi Crameri
  • 1915
    1937
    1964
    2012
 Indietro

Categoria

Riti e Pratiche Sociali

Tag

DOVE

Poschiavo (Distretto Bernina), Canton Grigioni - Svizzera

Il corteo non segue un tracciato definito, ma percorre, in un modo o nell'altro, le principali vie del paese.

QUANDO

1 marzo

CHI

Steffani Silvio Steffani Silvio
(responsabile)

Popoc da Marz a Poschiavo

(Prim da marz, Pupoc / Popoc da marz (Poschiavo), la Vegia (Campocologno))

La ricorrenza del primo marzo è probabilmente la tradizione popolare poschiavina dalle radici più antiche. Le sue origini affondano nella notte dei tempi, nella simbologia del fuoco e della rinascita primaverile. Per i romani le calende di marzo, il primo giorno di marzo, coincidevano con l'inizio dell'anno solare, e in alcuni comuni retici del Medioevo a questa data entravano in carica le autorità politiche. Le prime testimonianze documentarie risalgono alla metà dell'Ottocento.
La tradizione consiste nel costruire un pupazzo alto anche alcuni metri da portare per le vie del paese e quindi bruciarlo. Il compito di costruirlo spetta ai ragazzi dell'ultimo anno di obbligatorietà scolastica, anche se negli ultimi tempi pure i ragazzi più giovani nelle sedi di contrada (Annunziata e San Carlo), e i bimbi della scuola dell'infanzia preparano un loro fantoccio.
La costruzione richiede parecchie settimane e necessita di uno spazio sufficientemente grande, di solito un fienile, dove i ragazzi raccolgono il materiale occorrente. L'intera operazione è lasciata nelle loro mani. Se nell'Ottocento si trattava di costruire e incendiare un semplice covone di paglia, a partire dal primo Dopoguerra il pupazzo si è vieppiù caricato di significato allegorico, di critica politica o sociale.
Il pomeriggio del primo marzo (o della prima giornata di scuola del mese di marzo) i fantocci vengono trainati su un carro fino alle scuole, dove ha inizio il corteo. Qui tutti i bambini del paese si ritrovano con i campanacci al collo, per far rumore, scacciare l'inverno e ciamà l'erba. Il corteo si svolge lungo le vie del paese, per finire in un campo, dove ai pupazzi viene appiccato il fuoco al suono assordante dei campanacci. I ragazzi che hanno costruito i popoc passano quindi dai negozianti, che offrono loro dolciumi e altri generi alimentari da mangiare in compagnia durante la festicciola che si svolge la sera. A Campocologno vi è un'altra tradizione: la vegia. Questa, un pupazzo con le sembianze di una vecchia strega, viene trascinata per le vie del paese e bruciata la prima domenica di Quaresima.

NOTIZIE STORICO-CRITICHE

Benché presenti un'origine simbolico-culturale comune, la tradizione poschiavina rappresenta un meticcio di usanze provenienti dall'intera area retica e che riflettono la posizione di transito della valle. In sostanza sono tre le componenti di questo ibrido culturale che si fondono in un unico rito: innanzitutto l'azione di scacciare l'inverno e chiamare la primavera attraverso il fracasso di grida e campanacci, infondendo così paura agli spiriti del gelo, la messa-a-morte del pupazzo-inverno attraverso il simbolo rinnovatore del fuoco, con l'aggiunta, negli ultimi decenni, di una marcata componente carnevalesca. Si può quindi parlare, osservando l'evoluzione della tradizione, del passaggio da un rito di fertilità agrario a un evento vieppiù carnevalesco e di critica sociale, riflettendo così l'evoluzione sociale e il mutamento della percezione collettiva della stagione invernale. A questa si aggiunge, attraverso la responsabilità concessa ai ragazzi nell'organizzazione e realizzazione autonoma dell'evento, un valore di iniziazione alla vita adulta.

APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE

La tradizione è patrocinata dalla scuola, anche se ognuno è chiamato a portare il proprio contributo in modo autonomo, per cui i ragazzi chiedono consigli tecnici magari da amici, genitori o fratelli maggiori.

COMUNITÀ

A partecipare è l'intera comunità valposchiavina, in particolare i ragazzi della scuola dell'obbligo, della scuola materna e i loro genitori.

MISURE DI SALVAGUARDIA

Dal 1991 la tradizione del Popoc da marz è sostenuta dalla Pro Grigioni Italiano, associazione che promuove la cultura di lingua italiana nel Cantone dei Grigioni, attraverso la premiazione dei pupazzi più meritevoli. Il primo marzo gode oggi tra i ragazzi della stessa popolarità di un tempo ed è fortemente sentito sia a scuola che dalla popolazione.

Per sapere di più

Siti web

Bibliografia

  • Crameri Livio Luigi (a cura di) Scuole superiori Poschiavo, 3pl 2001-2002
    Chiamar l'erba con campanelli e campanacci..., ovvero bruciare il brutto invernaccio e/o simili diavolerie. La lunga storia della celebrazione del 1. di marzo a Poschiavo

A cura di

SVIZZERA Canton Grigioni - Polo Poschiavo - Fabrizio Lardi

Supervisore scientifico

Daniele Papacella

Data di pubblicazione

09-FEB-2012 (Fabrizio Lardi)

Ultimo aggiornamento

09-MAR-2015 (Fabia Apolito)




Dalla Community


 Racconta