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Umgang Mit der NaturTAG
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Spiazzo (TN), Trentino-Alto Adige - Italien
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attività di raccolta in primavera-estate
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Raccolta delle erbe spontanee in Val Rendena
(erbe da camp)
Le piante spontanee (localmente dette da camp) sono raccolte principalmente nel periodo primaverile ed estivo in ambiente prativo e boschivo, a quote medie e alte.
In Val Rendena l’ampio ventaglio di situazioni pedologiche e microclimatiche offerte da una morfologia accidentata, favoriscono una crescita differenziata della vegetazione e nicchie ecologiche per l’insediamento di varie specie. Inoltre il gradiente altimetrico fa si che vi sia una maturazione scalare di piante eduli che amplia i tempi di raccolta e le varietà vegetali commestibili. La raccolta inizia a primavera (tradizionalmente la data di avvio era san Giuseppe, 19 marzo) a fondovalle (nei dintorni dei paesi, 600-800 metri sul livello del mare) con alcune piante quali il tarassaco, la silene, il crescione; prosegue poi d’estate a quote più elevate (dai 1.000 ai 2.000 metri) con piante quali il radicchio dell’orso o il pino mugo, fino ai 2.500 metri dell’aglio della regina.
Tra le principali piante raccolte in Val Rendena, in quantità e diffusione segnaliamo: le rosette basali primaverili (il più comune è il tarassaco, detto radhìcio: Taraxacum Officinale Weber); il buonenrico, detto spinacio da mónt (Chenopodium bonus henricus L.); la silene, detto sgrithói (Silene vulgaris Garcke); il crescione, detto crasón (Nasturtium officinale); il radicchio dell’orso, detto radhìcio dal giàth (Cicerbita alpina); il luppolo, detto bruscàndolo (Humulus lupulus L.); bardana, detta bardàn (Arctium lappa); ortica, detta ortìga (Urtica dioica L.); aglio della regina, detto santìgole (Allium Schoenoprasum).
La loro raccolta è praticata secondo il sistema tradizionale utilizzando coltellini e piccole zappe, il trasporto avviene solitamente in cesti di nocciolo rivestiti da stracci umici così da mantenere la freschezza delle erbe.
La tecnica di raccolta è definita, móldar al prà, mungere il prato: a sottolineare la delicatezza necessaria e il dovuto rispetto per le piante e per il suolo; e l’utilizzo, per lo strappo di alcune foglie o gemme (è il caso del mugo o della silene), di entrambe le mani, che vengono mosse con andamento continuo e costante, proprio come nella mungitura. Tradizionalmente vigeva la regola, ancora da molti rispettata, di non raccogliere tutte le piante individuate, bensì di lasciare sul prato o nel bosco gli esemplari migliori per permettere alla pianta di riprodursi con maggiore vigore l’anno successivo.
Il loro utilizzo alimentare le vede quasi sempre cotte e consumate in alternativa alle verdure coltivate o conservate in vasi. Non si sono sviluppati particolari procedimenti di trasformazione o ricette particolari.
Le piante spontanee introducono a molti elementi del rapporto tra comunità e paesaggio, come: la salubrità dell’ambiente (è il caso del crescione, indicatore di purezza dell’acqua; o del radicchio dell’orso che segnala la bontà del suolo), la conoscenza dei luoghi (la bardana, che cresce in prati magri o praterie), l’uso o l’abbandono di prati e boschi (è il caso delle mughete, spesso soffocate dall’avanzare delle conifere), l’interesse per la biodiversità alimentare. Inoltre mostrano quanto sia stato sempre sfumato il confine socio-culturale tra alimentazione e medicina: alcune piante edibili presentano infatti caratteristiche curative; ed il confine tra le categorie culturali di “selvatico” e “domestico”: alcune piante spontanee stanno infatti entrando a far parte delle colture orticole; è il caso del radicchio dell’orso (Cicerbita alpina) grazie ai tentativi di domesticazione avviati negli ultimi decenni in varie zone delle Alpi.
HISTORISCH-KRITISCHE ANMERKUNGEN
La raccolta di erbe spontanee ha da sempre caratterizzato le popolazioni agresti. Tale pratica acquisitoria, che storicamente è stata poi messa in secondo piano dalle attività agricole e d’allevamento, era svolta in Trentino (e quindi anche in Val Rendena) principalmente da donne e ragazzi: le prime in quanto depositarie del sapere culinario e quindi delle conoscenze di manipolazione della pianta; i secondi perché spesso lasciati liberi di vagare per prati e boschi, e perché le pratiche di prelievo costituivano delle vere e proprie prove d’abilità in grado di assicurar loro, seppur limitatamente, un margine di autonomia alimentare.
In Val Rendena si riscontrano memorie e documentazioni relative a due modalità di raccolta. Una prima modalità programmata e mirata (il recarsi in precisi luoghi in determinati periodi stagionali: la silene durante il periodo quaresimale, il tarassaco nel periodo pasquale, il radicchio dell’orso nei giorni successivi il Corpus Domini), a cui si affiancava sempre una modalità di raccolta occasionale, che avveniva durante gli spostamenti o lo svolgimento di altre attività lavorative (in occasione del pascolo, dell’attività da boscaiolo...).
Sembra riscontrarsi in zona una intensificazione delle raccolte in occasione di momenti storici di crisi alimentare: nel secondo Ottocento con la nascita del Regno d’Italia e la limitazione delle importazioni alimentari da Lombardia e Veneto; durante la prima guerra mondiale e gli anni successivi, fino alla ricostruzione dell’organizzazione socio-economica di valle.
Il numero di piante spontanee conosciute, raccolte ed utilizzate in cucina, sembra calare a partire dalla metà del Novecento, a causa del raggiunto benessere alimentare e dalla trasformazione paesaggistico-territoriale che ha visto il rimboschimento di vari luoghi e quindi la perdita di conoscenza delle loro caratteristiche vegetazionali. Negli ultimi decenni c’è un ritorno di interesse verso le piante spontanee dovuto principalmente a due motivi: la maggiore sensibilità verso la biodiversità alimentare e la protezione dell’ambiente (sono sempre più numerosi i materiali o eventi divulgativi sul tema: manuali, incontri, escursioni mirate); la proiezione alimentare del mondo della montagna nella sfera del “selvatico” (studi recenti dimostrano che la richiesta turistica, e di conseguenza la proposta locale, punta con sempre maggiore insistenza sul mondo dei prelievi: funghi, selvaggina, erbe spontanee).
Attualmente in Val Rendena sono ancora numerose le persone che raccolgono erbe per uso familiare e domestico. Sono poi presenti alcune realtà imprenditoriali (5 tra aziende e agriturismi) che ne fanno un’attività economica. Tra queste spicca l’azienda agricola “Primitivizia” che si occupa esclusivamente di raccolte spontanee (erbe e anche frutta autunnale, come la corniola e le pere selvatiche), realizzando, a seconda dell’andamento climatico annuale, dai 20 ai 30 prodotti differenti a scopo alimentare (sott’olio, sott’aceto, freschi). Eleonora Cunaccia, la titolare d’azienda, è divenuta un punto di riferimento per la comunità locale, e non solo, nella conoscenza di erbe e nella lettura del paesaggio delle piante selvatiche.
LERNEN UND WEITERGABE
I prati, i pascoli, i boschi, i greti dei torrenti, i macereti erano frequentazioni soprattutto femminili e infantili. La trasmissione della conoscenza delle piante e dei luoghi precisi in cui queste crescevano avveniva per linea familiare, da madre-nonna ai figli; era un processo di apprendimento per imitazione-memorizzazione, che proseguiva in maniera sempre più intensa se i figli erano femmine, andava calando o scomparendo del tutto se il figlio era maschio (in quanto coinvolto in altre attività, riservate soprattutto al genere maschile).
Oggi la conoscenza passa attraverso altri canali, soprattutto: manuali per la raccolta di erbe, serate o incontri a tema organizzati sia da associazioni di cittadini che da enti pubblici quali il Parco naturale Adamello Brenta (che svolge un fondamentale ruolo per la conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del territorio).
GEMEINSCHAFT
Quello delle piante spontanee è una partica soprattutto domestica, conosciuta in modo trasversale da tutta la comunità della Val Rendena. Infatti i decreti provinciali che regolamentano le raccolte si rivolgono a tutta la popolazione (residente e non). Gli operatori economici (aziende agricole, trasformatori, agriturismi) realizzano prodotti che trovano commercio e consumo principalmente fuori dalla comunità locale.
Maggiormente diffusa la conoscenza e la raccolta delle piante primaverili di fondovalle (tarassaco, silene, bardana), meno frequenti le raccolte di piante rare e d’alta quota (radicchio dell’orso, aglio della regina) che sono diventate, per esempio per l’azienda “Primitivizia”, i principali prodotti commerciali.
FÖRDERMASSNAHMEN
Sono state avviate varie azioni di valorizzazione da parte del Parco naturale Adamello-Brenta (corsi, laboratori, ricerche scentifiche sulle erbe spontanee) e dai soggetti coinvolti nella filiera produttiva (la "Primitivizia" organizza escusioni e corsi per studenti universitari mirati alla conoscenza delle piante spontanee).
SCHUTZMASSNAHMEN
La raccolta di erbe nella provincia di Trento è regolamentata dalla legge 7/2001 sul “Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette”, attuata con il “Decreto del presidente della provincia 26 ottobre 2009, n. 23-25/Leg”. Il Decreto si rivolge alla popolazione residente e non. Nell’allegato A presente nel Decreto sono elencate le 35 specie vegetali particolarmente tutelate di cui è vietata la distruzione, il danneggiamento, la raccolta, la detenzione e la commercializzazione. L’allegato B presenta invece l’“elenco delle specie vegetali il cui utilizzo rientra nelle antiche consuetudini locali”. Per ognuna delle 50 specie elencate è indicata la quantità raccoglibile che varia da mezzo chilogrammo (per la bardana maggiore, luppolo, camomilla, mugo...), un chilogrammo (asparago di monte), due chilogrammi (per il dente di leone, radicchio dell’orso, sambuco, farinello comune...).
Gli operatori economici iscritti all’elenco provinciale e abilitati alla coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante possono richiedere alla comunità territoriale competente una deroga ai limiti quantitativi previsti, che viene valutata e assegnata anno per anno.
Weitere Informationen
Bibliographie
Le piante officinali nei territori degli Ecomusei del Trentino. Guida alla scoperta di saperi, tradizioni e itinerari
ARTIMEDIA editore 2014
Erbe spontanee del Trentino: la cultura della montagna unisce e produce frutti
Trentino Spa 2008
Materielle kulturgüter
Strumenti di raccolta e trasporto delle piante: coltelli, cesti e gerle, grembiuli e sacchi.
Autor der Karteikarte
TSM - Trentino School of Management - - Ilaria Perusin
Wissenschaftlicher Leiter
Gianluca Cepollaro
Veröffentlichungsdatum
13-AUG-2018 (Ilaria Perusin)
Letzte Aktualisierung
27-OCT-2019 (Fabia Apolito)
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