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Espressioni Orali

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Canton Vallese - Svizzera

Patois del Vallese romando in scena

I dialetti provenzali, comunemente chiamati patois, non sono una corruzione del francese. Questi sono a tutti gli effetti lingue romanze derivate dal latino e impiantate nei territori interessati. Lo spazio di diffusione Franco-provenzale è limitato per i dialetti d’oïl nel nord e nell'ovest, per i dialetti d’oc nel sud e nel sud-ovest, così come dai tedeschi e dagli italiani a est e a sud. Infatti, i patois franco-provenzali sono ancora più o meno utilizzati in una vasta regione a cavallo tra Francia (Rhône, Savoie...), Svizzera (Svizzera romanda) e Italia (Aosta).
Accanto a caratteri che condivide con l'intero territorio franco-provenzale, il patois del Vallese romando testimonia una ricca variazione interna. Quasi ogni villaggio ha sviluppato delle peculiarità proprie, essenzialmente di ordine fonetico e lessicale. Poiché gli atti ufficiali e pubblici sono prima in latino, poi, dal 18° secolo sempre di più in francese, ci rimangono poche tracce scritte in patois antico.
La scolarizzazione dei bambini nel 19° secolo e la generalizzazione del francese negli scambi e comunicazioni scritte relegano il dialetto ai suoi usi locali. Presto, viene attivamente combattuto. Vengono intraprese delle misure da parte delle autorità per interdirne l’utilizzo. Così nel 1824, su imitazione di un ordine valdese del 1806, il regolamento delle scuole del Comune di Monthey stabilisce che: "I dirigenti vieteranno ai loro studenti e sarà assolutamente vietato a loro stessi l'uso del patois nelle ore scolastiche e in generale in tutti i corsi di insegnamento". L’esempio viene imitato e il divieto generale per il Vallese entra in vigore quando le autorità cittadine pensano che l'uso del patois sia nocivo per l'apprendimento e per la generalizzazione del francese. Tuttavia, anche senza questo ostracismo, il patois subisce un declino irreversibile, in quanto ha mantenuto le peculiarità regionali e locali che lo rendono a volte difficile da capire da una regione a altra, da un comune a altro, o anche da un villaggio all’altro. Pertanto, con il mescolamento della popolazione che aumenta in parallelo con i cambiamenti significativi che segnano il Vallese a partire dal 1850, il patois o patois locale non può competere con il francese. Lo sviluppo delle comunicazioni, dell’industria, del commercio e dei servizi tende a imporre, di fatto, l'utilizzo di una sola lingua.
Confinato a pratiche concrete correlate all’agricoltura tradizionale e in particolare all’allevamento del bestiame, la lingua appassisce. Le élite sono incoraggiate a espandere le loro cerchie e utilizzano per questo il francese. Tutti i corsi scolastici, così come i mezzi di comunicazione vanno in questa direzione e privano i dialetti tradizionali di espressioni stabili, vive e trasmissibili in modo diverso da una tradizione orale presto limitata alla ristretta cerchia della famiglia e del villaggio.
Dopo la Seconda Guerra mondiale, il declino irreversibile dell'agricoltura tradizionale e le trasformazioni della società su tutti i fronti, accelerano il declino del patois. Con l'eccezione di alcuni comuni Vallesi, il patois non è più praticato nelle famiglie. E i bambini non lo parlano più.
È in questo contesto di emergenza che nasce una società che mette regolarmente in scena i dialetti della Svizzera romanda e delle regioni confinanti.
Nell’ambito di Radio Losanna (poi Radio Svizzera romanda), Charles Montandon, Fernand-Louis Blanc ed Ernest Schüle, Capo Redattore del Glossario del patois della Svizzera romanda lanciano l'idea di un programma quindicinale in patois. La loro ambizione non è raccogliere e salvare dall'oblio il vocabolario e le frasi comuni del dialetto, ma riprodurre le inflessioni e le sfumature dei dialetti regionali.


Il 16 dicembre 1955, viene firmato un contratto degli Archivi sonori dei dialetti della Svizzera romanda e delle regioni limitrofe e un team inizia a raccogliere e diffondere una vera e propria testimonianza sonora autentica delle lingue a rischio di estinzione registrandole su disco o registratore. Nel corso degli anni, la trasmissione allarga la sua prospettiva e si interessa ai patois delle regioni vicine: Valle d'Aosta, Savoia, Piemonte, Alsazia...
Sono in tutto 1529 trasmissioni che vengono messe in onda dal 1952 al 1992. Esse abbracciano tutto il repertorio tradizionale della letteratura orale. Accanto alle storie, alle leggende, alle canzoni, alle preghiere, alle poesie che riflettono una sensibilità e una visione del mondo originali, ci sono numerose parodie e rappresentazioni teatrali che ricostruiscono scene de villaggio.
Con la collaborazione di Radio Svizzera romanda, di Memoriav e delle biblioteche cantonali romande, la Mediateca Valais - Martigny ha messo online i suoni e una parte dei testi di queste trasmissioni, di cui 472 in patois del Vallese e più di 500 in patois di Friburgo. Pertanto è possibile trovare, ascoltare, studiare e riprodurre, elementi preziosi di questa tradizione parlata.

APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE

Parallelamente al lavoro svolto sul campo dalla Radio Svizzera romanda, la Federazione romanda e interregionale di chi parla patois, fondata nel 1954, organizza un concorso letterario, presieduto da Ernest Schüle che ha come obiettivo promuovere la creazione di opere scritte in uno dei patois romandi e quindi di arricchire gli archivi sonori dei dialetti romandi e di contribuire al rinnovamento della vita dialettale romanda.
Anch’essa fondata nel 1954, la Federazione cantonale Vallese di amici del patois si dedica alla valorizzazione del patois attraverso diversi canali: conferenze, studi e ricerche di detti, proverbi, racconti, canzoni, poesie, scenette, sermoni... Viene compiuto uno sforzo particolare per mettere per iscritto una cultura essenzialmente orale. Per questo la Federazione organizza o supporta corsi di ortografia, versificazione, musica o teatro. Allo stesso modo, essa incoraggia indagini etno-linguistiche nella prospettiva di salvare la conoscenza di coloro che hanno vissuto nell’epoca in cui le attività tradizionali erano ancora la ricchezza generale della popolazione.
Sotto l'egida della Federazione cantonale Vallese degli amici del patois, della Fondazione del patois e del Consiglio del patois, vengono adottate misure particolari per perpetuare la tradizione vivente.
Come abbiamo visto, la Federazione stimola la creatività ed è una vera e propria letteratura regionale. Molto attiva, fornisce inoltre vari corsi per dare ai parlanti interessati le basi necessarie per la realizzazione e la sostenibilità della loro conoscenza. Le attività, relativamente diversificate, trovano il loro apice negli incontri regionali e interregionali e altri eventi culturali in cui canto, teatro (rappresentazioni e sketches) e la narrazione di racconti e leggende sono le modalità di espressione privilegiate.


Inoltre, la tradizione vivente è stimolata dallo sviluppo di corsi di patois nelle Università popolari di cantone e dai corsi di avviamento al patois in alcune scuole primarie e cicli di orientamento. Fatto gratificante, il movimento a favore della salvaguardia e il mantenimento della tradizione ha avuto dei riscontri spettacolari con l’introduzione di corsi facoltativi di patois nella scuola primaria. Una prima iniziativa del comune di Evolène ha avuto successo, infatti al ritorno a scuola nel 2011, più di 60 studenti si sono iscritti a questo corso facoltativo.

COMUNITÀ

Il gruppo dei detentori è, in generale, quello formato da coloro che hanno ancora una pratica attiva e regolare del patois. Quindi, dal censimento condotto nel 2000, 6'202 persone nel Vallese hanno indicato il patois come una delle loro lingue parlate. Delle 5’484 persone che hanno dichiarato di utilizzarlo in casa, 839 lo parlano anche al lavoro. Il distretto di Hérens contava 1'319 parlanti il patois, pari al 14,6% della popolazione; il distretto di Conthey, 1'137, ovvero il 5,6% e il distretto di Entremont 395 parlanti ovvero il 3,2%. Evolène è l'unico comune della Svizzera romanda in cui la trasmissione del patois avviene senza interruzioni. Ancora all'inizio del XXI secolo, i bambini imparano il patois come loro prima lingua e il dialetto è parlato dal 48,5% della popolazione residente. Accanto a persone che usano il dialetto nella loro vita quotidiana, ci sono anche grandi gruppi che vengono a contatto con la lingua passivamente, ma capiscono e sono in grado di godere di produzioni in patois (spettatori in teatro, ascolto di racconti, ecc.). La Federazione cantonale Vallese degli amici del patois e le venti società locali affiliate sono i detentori ufficiali della tradizione vivente. E’ nel quadro delle loro attività che si realizzano e si diffondono gli elementi essenziali della tradizione prendendo la forma di racconti, canzoni, rappresentazioni teatrali, ecc. Su iniziativa di Bernard Bornet, ex consigliere di stato, il governo Vallese ha riconosciuto la necessità di sostenere più attivamente il movimento a favore della salvaguardia della lingua dialettale nel Vallese. Il 25 giugno 2008, a seguito della proposta di una Commissione incaricata dal capo del Dipartimento dell'istruzione, cultura e sport, il Consiglio di stato ha istituito un Consiglio del patois che ha attuato un piano d'azione ambizioso per la valorizzazione del patois. Il 4 aprile 2011, su proposta del Consiglio del patois, il Consiglio di Stato del cantone Vallese e la Federazione cantonale Vallese degli amici del patois hanno creato la Fondazione per lo sviluppo e la promozione del patois franco-provenzale nel Vallese.

AZIONI DI VALORIZZAZIONE

La più grande impresa di valorizzazione del patois è il Glossario del patois della Svizzera romanda. Lanciato negli ultimi anni del 19° secolo, il glossario si propone di salvaguardare più di 50'000 parole appoggiandosi a più di 200 sedi situate in tutte le parti del paese.
Nel 1973, viene creato presso l'Università di Neuchâtel, il centro di dialettologia e di studio del francese regionale. Questo centro ha come missione l’insegnamento universitario e la formazione degli studenti nel campo della dialettologia gallo-romana, dei patois viventi e del francese regionale.
Il Centro di dialettologia e il Glossario dei patois della Svizzera romanda garantiscono la valorizzazione del patois sul piano scientifico. Ma il mantenimento della tradizione vivente è nelle mani di altri attori che si preoccupano della sopravvivenza della lingua attraverso la trasmissione orale diretta.

MISURE DI SALVAGUARDIA

La Fondazione e il Consiglio del patois si sono impegnate a promuovere nuove modalità di espressione del patois in relazione alle attuali arti figurative. E così con il loro sostegno, molti artisti hanno usato il patois come lingua di scena e hanno pubblicato dei CD in stili contemporanei. Questo è in particolare il caso di Laurence Revey, Paul Mc Bonvin, Sylvie Bourban, Carine Tripet...

Per sapere di più

Siti web

A cura di

SVIZZERA Cantone Vallese - Médiathèque Valais - Martigny - Geraldine Roels

Supervisore scientifico

Thomas Antonietti, Bernard Bornet, Jean-Henry Papilloud

Data di pubblicazione

13-NOV-2013 (Geraldine Roels)

Ultimo aggiornamento

01-APR-2015 (Fabia Apolito)

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