• La coltivazione del Prié Blanc - Joseph Péaquin - Assessorato Turismo, sport, commercio, agricoltura e beni culturali - Regione autonoma Valle d'Aosta
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    Vendemmia pergola bassa - Péaquin Joseph
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    Pausa all‘ombra del pergolato - Péaquin Joseph
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    Vendemmia - Péaquin Joseph
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    Pergolato di Prié - Péaquin Joseph
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    Vendemmia - Péaquin Joseph
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    Vendemmia pergola bassa - Péaquin Joseph
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    Vite - Péaquin Joseph
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    Vendemmia - Péaquin Joseph
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    Prié - -
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Categoria

Saperi Tecnici e Artigianali

Tag

DOVE

(AO), Valle d’Aosta - Italia

CHI

Converso Elisabetta Converso Elisabetta
(informatrice)
Jaccod Mauro Jaccod Mauro
(informatore)
Letey Dino Letey Dino
(informatore)
Masoni Carlo Masoni Carlo
(informatore)
Moriondo Giulio Moriondo Giulio
(ricercatore)
Villaz Richard Villaz Richard
(informatore)
Zorzato Riccardo Zorzato Riccardo
(informatore)

Coltivazione del Prié in Valle d’Aosta

Il Prié è il tipico vitigno di famiglia che ricopre il pergolato del giardino sotto cui si cerca refrigerio nelle calde giornate estive; è una pianta comune e familiare, che dona presto, già nell’estate, uve mature da consumare al pasto. La sua crescita è rigogliosa e la sua produzione abbondante, tanto da ricoprire facilmente pergole anche molto lunghe che uniscono tra loro le abitazioni e da richiedere un tempo appositamente dedicato alla sua vendemmia, anche a livello della semplice produzione famigliare. La zona di Morgex e di La Salle, posta ad una altitudine di circa 1000-1100 m, è la sola a sfruttare questo vitigno in modo   intensivo, poiché il Prié è l’unico sufficientemente resistente da svilupparsi e maturare a questa altitudine. È anche l’unico vitigno franco di piede (non innestato) presente in Valle d’Aosta e neppure la filossera, il devastante parassita, è mai riuscito ad intaccare questa pianta. La sua propagazione avviene ancora per propaggine, il principale metodo di moltiplicazione adottato sia a Morgex, sia nel resto della Regione. I viticoltori della zona ne curano e valorizzano da sempre la produzione. La pianta è qui coltivata a pergola bassa, realizzata con impalcature in legno e pietra, mentre nel resto della Regione si utilizza la produzione a pergola alta. La coltivazione segue l‘andamento stagionale: con i primi tepori primaverili viene potato per renderlo produttivo. La potatura avviene nel tempo giusto, in gergo “quando la pianta piange”, ovvero alla ripresa vegetativa, quando la pianta, al taglio, mostrerà piccole gocce di linfa. Il Prié, come tutte le viti, è una liana, quindi bene si presta a seguire sviluppi anche importanti. L’occhio esperto del vigneron riconosce dalle gemme, ancora timidamente socchiuse, il futuro raccolto. In questo periodo nulla è più temuto quanto una gelata tardiva. Alla potatura segue la legatura dei tralci, per veicolarne il percorso nel modo desiderato. Anche se la pratica sta lentamente cambiando, oggi, come nel passato la vite è coltivata anche lungo i bordi dei campi, tra una proprietà e l’altra di cui ne delimita i confini. Essa è l’unica pianta a cui, storicamente, è concessa tale dislocazione. I pergolati di casa maturano con largo anticipo rispetto alle aree a coltivazione intensiva. In alcune località già alla fine di luglio si osserva una buona maturazione e il capofamiglia si appunta sul calendario la data, perché della propria vite ci si cura come di un membro della famiglia, controllandolo e proteggendolo, ad esempio, con reti resistenti a difesa dagli attacchi degli uccelli. Diversamente, nella zona di Morgex, si raccoglie all’inizio dell’autunno, a partire dal mese di settembre, quando tutta la famiglia, con amici e parenti, è chiamata a partecipare alla vendemmia, un’operazione lunga e faticosa, ove la pergola bassa fa soffrire maggiormente i vignerons e i loro aiutanti, costretti a vendemmiare in ginocchio. Già in campo si effettua con cura una prima cernita delle uve, facendo attenzione a scegliere i grappoli più sani e destinati a dare un vino di qualità superiore. Il periodo della raccolta è spesso accompagnato da momenti di convivialità: brevi pause all’ombra dei pergolati, magari sorseggiando un bicchiere di vino. Nel passato la fama del Prié era di essere un vino leggero e acidulo; oggi, grazie all’intervento degli enologi e alla accresciuta competenza che i vignerons hanno acquisito, il Prié viene vinificato in diversi modi, ciascuno dei quali ne esalta alcune specifiche caratteristiche. Sorseggiando il Prié si assapora il territorio in cui è prodotto. Come racconta Richard Villaz: “E’ come avere una bella donna, vestita sempre in modo diverso: ti sembrerà sempre diversa, pur rimanendo sempre la stessa”. Allo stesso modo le diverse vinificazioni esprimono ed esaltano tratti diversi. Tra le varie tecniche di vinificazione brilla per originalità e coraggio la scelta di trasformare le uve Prié in spumante ottenuto con metodo classico. Il successo delle bollicine della Valle, ormai provato da parecchi anni, ha ampiamente premiato i coraggiosi produttori locali. Da alcuni anni a Morgex la vendemmia non termina in autunno. Alcuni grappoli sono lasciati sui tralci per essere raccolti alla prima gelata. Si raccoglie di notte, quando gli acini sono ancora gelati e li si porta immediatamente in cantina, ove si procederà alla vinificazione del vin de glace. La raccolta notturna, spesso accompagnata dalla neve, rende il momento tanto suggestivo da far si che non solo la famiglia, ma anche qualche curioso, sfidi la notte per assistervi.

NOTIZIE STORICO-CRITICHE

Le fonti storiche cominciano a citare il Prié a partire dall’Ottocento. Il Rev. arciprete Aguettaz, parroco di Valpelline, annotò in un manoscritto che il 27 luglio 1822 fu bevuto del Prié prodotto nell’anno. Nel 1833 il Dott. Lorenzo Francesco Gatta, così descriveva il vitigno Prié: “Un vitigno bianco, amico delle regioni elevate ed alpestri, che tollera mirabilmente il freddo, in quei siti massime dove quei di colore o non reggono o non portano a maturità i frutti loro, si è il Prié: ella è questa una pianta robusta, di molta gettata, assai primaticcia: la sua uva è mangereccia, ed è da vino, ma difficile a conservarsi. La potazione sua si fa in autunno e la si conduce su alte pergole. Ogni casa, ogni umile abituro della Valdaosta, ha dappresso la cara pianta di Prié, al cui rezzo siede lo stanco contadino, e del cui dolcissimo frutto si disseta (…) Essa è la sola vite di Alleino, Valpellina, Morgesso e La-Sala”. A Courmayeur, alla fine dell’Ottocento il Prié è citato nella preparazione di una crema ricca e deliziosa a base di uova e vino: il Sanbajon. A partire dalla seconda metà dell’’800, le diverse forme di allevamento presenti in Valle, nonché i diversi biotipi, crearono non poca confusione tra gli esperti del settore. Gli ampelografi espressero opinioni discordanti, credendo di essere di fronte a vitigni diversi, allorquando le sembianze della pianta mutavano da zona a zona. Louis Napoleon Bich nel suo Monographie des cépages de la Vallée d’Aoste descrisse due tipi di Prié, il Prié e il Blanc du Valdigne, al quale attribuì una origine svizzera, confuso dall’aspetto differente che il vitigno assumeva. Adrien Berger nel 1903 differenziò i due Prié in modo analogo, precisando però che entrambi erano vitigni autoctoni valdostani e specificando che il Prié non era adatto alla produzione di vino, al contrario del Blanc du Valdigne. La discussione e le diatribe sull’origine del vitigno proseguirono lungo tutto il ‘900, fino a che l’analisi ampelometrica ha dimostrato che il vitigno è unico e che il suo aspetto subisce delle modifiche locali a seconda del biotipo. Fino a pochi anni fa, era uso offrire in dono una pianta di Prié alle coppie di sposi, in segno di buon auspicio, per essere piantato nel giardino della nuova casa, ove sarebbe cresciuto offrendo una pausa di ristoro ai suoi abitanti. Nel mese di settembre, in molti Comuni della Valle, si celebravano le Feste del Prié, ovvero il momento della sua vendemmia. Il vino di Prié è leggero e storicamente, proprio per la sua leggerezza, era il vino bevuto durante il lavoro nei campi. Nella zona di Morgex l’allevamento di Prié è storico, tuttavia la sua vinificazione è rimasta per lungo tempo ad uso prettamente famigliare. Fu solo negli anni ’70 del Novecento, grazie all’opera del reverendo Bougeat, che il Prié iniziò ad essere commercializzato. Al canonico si riconosce il merito di aver saputo unire e motivare la popolazione, come solo un appassionato parroco di montagna può fare, intorno all’obiettivo comune di valorizzare il proprio territorio e il frutto del proprio lavoro. Egli fu il primo a creare un’etichetta per il Prié, rendendolo riconoscibile e commercializzabile.

APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE

Il sapere legato alla coltivazione del Prié si trasmette tramite le comuni pratiche di vita famigliare e spesso solo per affetto e riconoscenza verso i propri antenati si perpetua la coltivazione del vitigno.Nelle realtà di Morgex e di La Salle, i viticoltori tramandano le conoscenze in modo più consapevole: le viti sono coltivate con passione ma non per gioco, il vino è la fonte di sostentamento del produttore e per soddisfare le richieste del mercato occorrono impegno, aggiornamento, studio e tanto lavoro. Passione e amore per il territorio e per le antiche forme di allevamento spingono ancora oggi molti viticoltori a compiere scelte a volte difficili e faticose, come il mantenimento della pergola bassa che rende peculiare la coltivazione del Prié.

COMUNITÀ

Tanto è comune il vitigno Prié che per gli abitanti di Morgex non ha altro nome se non, semplicemente, lo blanc. Grazie al lavoro svolto dal Canonico Bougeat prima e dalla Cave Mont Blanc dopo, i viticoltori che coltivano questo vitigno hanno assunto la consapevolezza di avere tra le mani non un qualsiasi vitigno, bensì il Prié. La sfida attuale è quella di esprimere al meglio questa consapevolezza attraverso l’opera imprenditoriale. Ove la coltivazione è intensiva esistono tre tipologie di viticoltori: i piccolissimi, che vinificano in proprio, gli imprenditori, che consapevolmente cercano di valorizzare il grande lavoro che c’è intorno alla coltivazione tradizionale di questo vitigno e infine c’è la forma cooperativa, espressa dalla Cave Mont Blanc, che perpetua il suo antico ruolo di cantina sociale, raccogliendo le uve conferite da piccoli e medi agricoltori appassionati e affettivamente legati al proprio territorio e al proprio vino, lo blanc. Oggi, accanto ai vignerons più esperti, si muovono numerosi giovani viticoltori, attenti alla ricchezza del proprio patrimonio culturale e consci che la sua cura e la sua difesa sono un punto di forza vincente per la crescita di un territorio. Parallelamente, nel resto della Regione, ancora molte famiglie, con affetto e dedizione, continuano a coltivare il pergolato di casa. Chi ne mangia i frutti succosi, chi lo vinifica in casa e chi, addirittura, ne distilla la grappa.

AZIONI DI VALORIZZAZIONE

La valorizzazione del Prié è stata attuata principalmente grazie all’impegno accorto e lungimirante dei produttori locali riuniti dapprima nell’Association des Viticulteurs e a partire dal 1983, nella Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, ora Cave Mont Blanc de Morgex et de La Salle. La Cave ha scommesso sul successo del proprio vino, ottimizzando la produzione del vitigno, diversificando e affinando le tecniche di vinificazione, affiancando ai saperi della tradizione le competenze enologiche più moderne e tecnologiche. La continua ricerca è da sempre un elemento portante della valorizzazione di un prodotto: dieci anni fa La Cave ha creato una cantina sperimentale, prima al Rifugio Monzino, e successivamente al Pavillon (2173 m) specializzata nei metodi di sperimentazione e produzione di spumante ad alta quota. In vetta si effettua il tirage, cui segue, dopo 24 mesi il degorgement. A partire dalla fine degli anni ’90, l’Institut Agricole Regional ha avviato un’attività di selezione clonale di alcuni tipi di Prié interessanti dal punto di vista della coltivazione, divulgando i suoi risultati presso i viticoltori locali, oltre che in monografie e riviste scientifiche di settore.

MISURE DI SALVAGUARDIA

La Valle d’Aosta possiede un’unica denominazione di origine controllata (Valle d’Aosta DOC/Vallée d’Aoste DOC) a cui segue il nome della zona di produzione; nello specifico il “Blanc de Morgex et de La Salle” identifica un vino bianco 100% uve Prié.

Beni immateriali collegati

Preparazione della Carbonada in Valle d’Aosta

Per sapere di più

A cura di

ITALIA Regione Valle d'Aosta - Ufficio Regionale per l'Etnologia e la Linguistica - Marilisa Letey

Data di pubblicazione

18-JUL-2019 (Marilisa Letey)

Ultimo aggiornamento

26-OTT-2019

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