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Cardatrice a mano - Edoardo Bricchetti
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Scardasso esposto alla Ca Bardassa - Maria Beatrice Servi
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Antichi attrezzi per cardare e filare alla Ca Bardassa - Maria Beatrice Servi
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Filarello - Sabrina Basilico
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Pettine per cardare - Sabrina Basilico
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Filare la lana - Sabrina Basilico
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Così si filava - Sabrina Basilico, Luca Boriani
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Cardatura - Maria Beatrice Servi
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Al filarel - Maria Beatrice Servi
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2011
Cardare e filare la lana a Fraciscio
La trasformazione della lana di pecora proveniente dalle greggi allevate nei numerosi alpeggi della valle mediante tosatura, cardatura e filatura avviene in maniera sempre più sporadica, ma tuttavia si inquadrano ancora nel ciclo produttivo ed economico di una valle alpina come la Val San Giacomo. La filatura della lana, eseguita tra le pareti domestiche dalle donne, è, o meglio era un supporto importante all'economia familiare, un guadagno indiretto che forniva la base per il vestiario praticamente a costo zero. La tosatura è infatti una pratica comunque necessaria al benessere degli animali (almeno una volta all'anno, meglio due) ed è gratuita la forza lavoro delle donne di famiglia, sia nella trasformazione del prodotto grezzo (cardatura e filatura appunto) che nella lavorazione di capi di abbigliamento. Notevoli quantità di lana sono inoltre necessari per la confezione di materassi e trapunte imbottite, altro fondamentale complemento dell'attrezzatura domestica.Questo ciclo è andato scomparendo per motivi diversi e apre una seria riflessione sui problemi connessi all'uso di risorse naturali, quali la lana in ambiente alpino, nonché al suo smaltimento dovuto a sovrapproduzione.
La lavorazione della lana avviene mediante queste fasi:
Il lavaggio, con cui la lana appena tosata viene ripulita, con abbondante acqua fredda e, solo se necessario, un po' di sapone (acqua calda e sapone fanno infeltrire la lana).
La cardatura, cioè l'operazione che ha per scopo di pettinare la lana mettendo tutte le fibre nella stessa direzione, eliminando contemporaneamente le materie eterogenee. L'attrezzo che si utilizza è lo scardasso o cardatore, una sorta di pettine piatto o meglio lievemente convesso, a denti uncinati. Le operazioni da svolgere sono le seguenti:1. Allargare la lana grezza in piccoli pezzi; 2. Deporre i riccioli allargati in uno strato uniforme sul cardatore di sinistra; 3. Scardassare finché le fibre non saranno ben pettinate tirando in direzione opposta i due pettini. Aggiungere man mano un po' di lana fino a quando i denti dei due pettini saranno pieni di fibra. Toglierla poi sollevandola. La lana cardata è pronta per la filatura.
La filatura si esegue in valle con un filatoio (filarèl) a ruota mossa da un pedale. Il filatoio esiste in due versioni: a impostazione verticale e a impostazione orizzontale. In entrambi i casi tuttavia il principio di funzionamento e gli elementi che lo costituiscono sono gli stessi. Il cuore del filatoio è costituito dal rocchetto e dalle alette, tutto il resto del dispositivo ha il solo scopo di imprimere il giusto movimento di rotazione a questi due elementi. La filatura avviene proprio grazie alla torsione delle fibre ottenuta attraverso il loro movimento rotatorio. Il singolare principio di una ruota da filare sta nel fatto che la corda senza fine (si tratta in realtà di due corde parallele), che funge da cinghia di trasmissione, passa per due pulegge di dimensioni diverse. Questo significa che il rocchetto e le alette, mossi dalle carrucole, girano a velocità diverse (per l'esattezza il rocchetto gira a velocità maggiore). Le alette quindi, azionate dalla corda di trasmissione, sono in grado di caricare alla tensione giusta il filato, a mano a mano che gira, sul rocchetto.
Si impara prima a pedalare per riuscire a far girare la ruota il piú lentamente possibile senza interrompere il movimento. Servirà piú avanti, filando, per coordinare la velocità con le operazioni che richiedono tempo, come il creare il filo, o inserire ulteriori fibre, senza fermare la ruota. Sul rocchetto si fisserà e si terrà un filo di circa 20 cm sfilacciato all'estremità, che si infilerà con l'aiuto di un uncinetto nella bocchetta del filatoio. A questo filo si innesterà l'inizio del filato.
Dopo aver cardato la lana, infilato il filo d'inizio e sfibrato la sua parte teminale dandole una forma approssimativamente a V si mette fra le sue due estremità la lana da filare. Pedalando il filo viene avvolto su se stesso e contemporaneamente "chiamato" all'interno sul rocchetto. Per avviare la rotazione della ruota dare il movimento d'inizio con la mano e iniziare a pedalare. Dipanare dal fiocco un po' di fibra alla volta a seconda della grossezza del filo che si vuole realizzare, continuando naturalmente a pedalare. All'inizio, la mano destra blocca tra pollice e indice la rotazione mentre insieme alla sinistra prepara le fibre. La trasformazione-lavorazione avviene nel tratto fra le due mani quando in un secondo momento la mano destra apre le dita e la sinistra le chiude prime del fiocco per non fare entrare in esso la rotazione. Bisogna infatti fare attenzione che la torsione delle fibre provocata dalla rotazione non entri nel fiocco che diventerebbe altrimenti un groviglio ben difficilmente maneggiabile. Infine si spostano le dita della mano destra dove c'è la sinistra e conciliando l'entrata del filo nella bocchetta si torna all'inizio dell'operazione . Se il lavoro si interrompe bisogna aprire il filo a metà per gli ultimi 3-4 centimetri e inserire in mezzo le nuove fibre da filare, assicurandosi,facendo una leggera resistenza, che la congiunzione sia robusta. Per lavorare ia maglia serve un filo doppio realizzato come segue: bisogna creare 2 fili, ritorti entrambi nello stesso senso, che poi si uniranno ruotando la ruota nel senso opposto. Fatti i due fili ritorti nello stesso senso e avvolti su due diversi rocchetti, si doppiano tenendo un rocchetto alla propria destra e uno alla propria sinistra.
NOTIZIE STORICO-CRITICHE
L'attività della cardatura e della filatura è da sempre in Valle attività legata all'economia strettamente domestica, legata quindi alla sussistenza famigliare e non al contributo economico.
Non a caso quando Don Guanella, originario proprio di Fraciscio, avviò una scuola professionale all'interno del Palazz di Campodolcino (ora Museo della Via Spluga) preferì istituire corsi per merlettaie e per la produzione di trecce di paglia, prodotti che avevano un vero mercato.
Importante era la valenza aggregativa del filare, con le donne che si ritrovavano a piccoli gruppi, ma anche quella legata al benessere psicologico: la cadenza ritmica del lavoro, la necessaria concentrazione, l'odore della lana, influivano positivamente, come Giuseppina Levi ricorda, sull'umore.
APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
La pratica della cardatura e filatura appartiene alla tradizione pastorale e viene trasmessa oralmente con un apprendistato familiare, a partire dall'infanzia. Negli anni tra le Due Guerre don Romeo Ballerini istituì una scuola di filatura e produzione di abbigliamento, per dare un mestiere alle donne della valle, che tuttavia non ebbe grande fortuna.
COMUNITÀ
Il soggetto collettivo che si è fatto carico di promuovere il valore e la memoria della filatura, nella valle, è il Consorzio Frazioni Corti e Acero di Campodolcino, ente privato di diritto pubblico, proprietario e gestore di MuViS (Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo).
AZIONI DI VALORIZZAZIONE
Attivazione del laboratorio sopracitato dal 2007 al 2010 con la collaborazione della signora Giuseppina e delle signora Miriana, di origine serba e abitante a Novate Mezzola. Attualmente il laboratorio è sospeso, le allieve si sono via via ritirate. In estate si svolgono ancora dei laboratori dimostrativi per i turisti.
MISURE DI SALVAGUARDIA
La lana da risorsa dell'economia tradizionale contadina è diventata un problema.Tosare le pecore è indispensabile per la loro salute ma lana viene considerata alla stregua di un rifiuto inquinante con elevati costi di smaltimento.Solitamente l'allevatore sostiene il costo della tosatura e regala la lana pur di liberarsene.
In Lombardia si sono attivate produzioni sperimentali di capi di abbigliamento/plaid/tappeti utilizzando lana raccolta dai piccoli produttori (in particolare in Brianza).Si segnala il sito del progetto Raffin, la rete artigiana per la filiera della fibra naturale.
In Val San Giacomo non si sono ancora attivate iniziative in questo senso.
Per sapere di più
Beni materiali
Cardatura: mediante cardacci manuali; alcuni esemplari sono conservati presso MuViS di Campodolcino.Filatura mediante filarello: alcuni esemplari sono conservati presso MuViS e Ca' Bardassa di Fraciscio.
A cura di
Politecnico di Milano - Dipartimento di Progettazione dell'Architettura - Fulvia Premoli
Supervisore scientifico
Fulvia Premoli
Data di pubblicazione
16-APR-2012 (Fulvia Premoli)
Ultimo aggiornamento
05-MAR-2015 (Fabia Apolito)
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