Raccolta e utilizzo della genziana in Valchiavenna
Nome scientifico: Gentiana lutea, Gentiana purpurea;
Nome comune: genziana gialla, genziana porporina, genziana blu;
Diffusione: diffuse sui terreni di alta quota;
Utilizzo: le radici, per la preparazione di liquori e per l'acqua di genziana. Valore digestivo e depurativo.
Specie protette (in particolare gentiana lutea). Frequenza raccolta: bassa. Frequenza uso: media.
La radice della genziana è tradizionalmente raccolta e utilizzata per la preparazione di tisane, liquori e per l'aromatizzazione di amari, grappe e altri preparati alcolici. Il sapore è spiccatamente amaro. Localmente ne è ampiamente riconosciuto il forte valore digestivo e curativo in genere. L'uso in preparazioni alimentari è qui strettamente associato agli effetti curativi del prodotto e vi è un uso specifico anche nell'ambito della farmacopea. È considerata a pieno titolo pianta officinale. Sono localmente utilizzate in realtà due piante differenti, nettamente distinte dal colore dei fiori: la genziana gialla e la genziana viola. La prima è la Gentiana lutea, nome comune Genziana maggiore. La seconda è invece la Gentiana purpurea, nome comune Genziana porporina. Entrambe le specie sono protette, incluse da specifiche Leggi regionali nell'elenco delle specie di flora spontanea protette in modo rigoroso. La prima specie è più rara e si trova, in Valchiavenna, solo in specifiche aree in alta quota (generalmente su terreni poco umidi e calcarei), la conoscenza delle quali non è fortemente diffusa e comunque localizzata a livello di singole zone e alpeggi. La seconda specie è invece più comune, distribuita nelle zone montane di alta quota.
La raccolta si effettua, in ragione della sua area di diffusione, nel periodo estivo. La parte utilizzata è la radice. La pianta ha radici profonde e ramificate. La raccolta è un'operazione complessa e la conoscenza delle modalità di raccolta non è ampiamente diffusa. La raccolta inizia naturalmente con il riconoscimento della pianta, operazione esperta poiché esistono piante a foglie simili, tra cui la Veratrum album (Veratro), ben diffusa sui pascoli alpini e riconosciuta specie tossica sia per gli uomini che per gli animali. La raccolta prosegue poi con la scelta della pianta, in ragione in particolare della sua età. L'estrazione della radice avviene scavando attorno alla pianta e tirando verso l'alto (isolando sempre più la radice dal terreno circostante) avendo la massima cura nel non rompere la radice. In caso di rottura diventa molto più difficile e in alcuni casi impossibile riuscire a recuperare la parte di radice rimasta nel terreno. È tuttavia conoscenza locale che le radici strappate e rimaste nel terreno possono generare altre piante. L'intera operazione di estrazione può durare alcuni minuti.
La raccolta della genziana è stata da lungo tempo tutelata (in particolare Gentiana Lutea) e attualmente proibita. Questo fattore, in aggiunta alla laboriosità della raccolta, rende tale attività e la preparazione e l'utilizzo di prodotti a base di genziana non troppo diffuso. Il consumatore ne segnala il gusto particolarmente amaro, fattore respingente per molti, di attrazione e peculiarità per altri. L'amaro del sapore è associato alle virtù benefiche della pianta. In passato e molto meno ora la radice era utilizzata per la preparazione dell'acqua di genziana, preparata attraverso macerazione e poi conservata in bottiglie. Ne era fatto un uso regolare a piccole dosi, specialmente al mattino a digiuno, con funzioni purificatrici e ricostituenti.
È ora più utilizzata invece per la preparazione di liquori e per aromatizzare le grappe. Mentre per le seconde il procedimento è semplice e piuttosto uniforme (si lascia la radice nella grappa per una ventina di giorni), per i primi esiste invece grande varietà di ricette e modi di preparazione. Le ricette sono personalizzate, confrontate con quanto si trova sui libri di erbe spontanee o officinali e in parte tramandate all'interno di gruppi ristretti. Tali preparazioni complesse richiedevano in passato conoscenze specifiche detenute da figure specializzate quali, per esempio, farmacisti o sacerdoti.
APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
Le fonti di apprendimento e trasmissione dei saperi legati alla raccolta e uso di piante spontanee sono molteplici. Questi saperi circolano generalmente all'interno di reti familiari e amicali e sono ivi trasmessi e aggiornati, spesso con l'esempio diretto o nel corso dell'attività pratica di raccolta e preparazione. Tanto ora quanto in passato libri di tono scientifico o di medicina/cucina popolare sono ampiamente utilizzati per verificare, aggiornare o confrontare saperi esistenti o aggiungerne di nuovi. Tutti gli informatori hanno confermato che rispetto alla generazione precedente i saperi attorno all'uso delle piante si sono ristretti (riguardano meno specie) e sono qualitativamente più poveri. Entro questa tendenza generale si possono registrare delle aggiunte (in specie riconosciute, in informazioni) e degli aggiornamenti/adattamenti dei saperi.
COMUNITÀ
Sapere diffuso non riconducibile a specifici gruppi sociali, ma legato esclusivamente alla pratica stessa del raccogliere e utilizzare le piante e alle forme di apprendimento e trasmissione dei modi di raccolta e di uso delle stesse. La circolazione e valorizzazione del sapere sulla raccolta e l'uso di piante è in parte legata anche a soggetti che operano nel turismo locale, quali ristoratori, agriturismi, rifugi alpini che si rivolgono al settore turistico. L'incrocio di questa offerta con una domanda turistica improntata alla ricerca di prodotti tipici, alla valorizzazione del gusto e alla sostenibilità ambientale può produrre uno specifico ambito di tutela e trasmissione delle pratiche legate alle erbe spontanee per usi alimentari e allargare la platea di titolari/utilizzatori dei saperi sulle piante spontanee. Le istituzioni, a livello regionale e provinciale, hanno una responsabilità specifica nella tutela/trasmissione del bene, attraverso gli atti legislativi che regolamentano le possibilità di raccolta della pianta e azioni specifiche di informazione e diffusione delle conoscenze.
AZIONI DI VALORIZZAZIONE
La genziana è ampiamente conosciuta come pianta officinale e medicinale, parte della farmacopea a partire perlomeno dal medioevo ed a livello europeo. Ampiamente ricercata per questa ragione ed utilizzata per la preparazione di amari industriali, è stata a lungo oggetto di raccolta indiscriminata e massiccia. Era inclusa (Gentiana lutea) nell'elenco delle piante spontanee dichiarate officinali dal Regio Decreto 772/1932 e severamente protetta da leggi regionali a partire dagli anni 1970 (in vigore attualmente la Legge Regionale 31 marzo 2008 , n. 10).
La possibilità (Gentiana purpurea) di favorire la crescita in specifiche aree di bosco e prato di alta montagna è un fattore da prendere in considerazione. L'interesse attuale, più spostato verso l'uso alimentare che verso l'uso curativo (preparazione di liquori e preparati alcolici piuttosto che di infusi curativi) rende protagonisti in azioni di valorizzazione e di uso sostenibile categorie quali ristoratori (cucina locale), gestori di agriturismi e rifugi alpini.
Iniziative quali la ricostituzione del Giardino Alpino della Valcava contribuiscono a diffondere saperi sull'uso delle piante di alta quota e sulle modalità di raccolta in forme sostenibili e non indiscriminate, attraverso l'organizzazione di visite guidate e manifestazioni legate alla valorizzazione degli usi e sapori delle piante alpine.
MISURE DI SALVAGUARDIA
Protetta da legge regionale