Raccolta e utilizzo di pino mugo e altre conifere in Valchiavenna
Pinus mugo, larex decidua miller, pinus cembra, picea abies;
Diffusione: specie diffuse in media/alta quota;
Utilizzo: le pigne, i germogli e getti primaverili, i rami, per la preparazione di sciroppi, confetture, e per l'aromatizzazione di liquori e distillati; valore balsamico e emolliente, aromatizzanti.
Frequenza raccolta: medio- bassa. Frequenza uso: media.
I rametti primaverili, le gemme o le pigne di varie specie di conifere di alta quota sono utilizzati per la preparazione di sciroppi, olii essenziali, confetture, liquori, e per l'aromatizzazione di grappe. Si segnala in particolare il pino mugo (pinus mugo) ed il larice (larix decidua miller)
Del pino mugo si raccolgono le pigne giovani, non ancora aperte, con colore rosso. Il procedimento seguito è piuttosto standardizzato: le pigne si mettono in vasi con zucchero e qui vengono lasciate al sole per 2 o 3 mesi. Il liquido che se ne ricava viene poi filtrato. È utilizzato come sciroppo per bronchiti e altre malattie dell'apparato respiratorio, con forte effetto emolliente e balsamico. Sono in parte utilizzate a questo fine anche le gemme primaverili, la cui raccolta ha tuttavia effetti distruttivi sulle piante.
Dopo la filtratura, gli scarti della lavorazione possono essere utilizzati per l'aromatizzazione della grappa (grappa al pino mugo). La stessa può anche ottenersi direttamente dalle pigne.
L'arbusto è utilizzato anche per la fabbricazione a livello industriale di mugolio, un olio essenziale dalle proprietà balsamiche. La raccolta, in particolare de i rametti e delle gemme primaverili, aveva assunto in passato e in parte tutt'ora forme altamente distruttive. Non si registrano ora localmente usi di questo tipo.
Un simile procedimento(con l'aggiunta della bollitura) è seguito anche con l'abete rosso (picea abies) e il pino cembro (pinus cembra): le gemme e germogli primaverili vengono bolliti con acqua e zucchero, il ricavato viene poi filtrato per produrre uno sciroppo.
Larice: si produce un liquore, chiamato localmente laricino, attraverso questo procedimento: si colgono le pigne, sempre in primavera quando si trovano ancora piccole e acerbe, si immergono in vasi per due mesi assieme a zucchero, succo di limone e alcool. Il tutto viene infine filtrato.
Nonostante tali piante siano ampiamente conosciute e siano parte distintiva dell'ambiente montano, la raccolta richiede una specifica conoscenza non altrettanto diffusa, sia in relazione alle parti da raccogliere ed al periodo in cui effettuare la raccolta sia in relazione alla laboriosità del procedimento di lavorazione della pianta stessa.
APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE
Le fonti di apprendimento e trasmissione dei saperi legati alla raccolta e uso di piante spontanee sono molteplici. Questi saperi circolano generalmente all'interno di reti familiari e amicali e sono ivi trasmessi e aggiornati, spesso con l'esempio diretto o nel corso dell'attività pratica di raccolta e preparazione. Tanto ora quanto in passato libri di tono scientifico o di medicina/cucina popolare sono ampiamente utilizzati per verificare, aggiornare o confrontare saperi esistenti o aggiungerne di nuovi. Tutti gli informatori hanno confermato che rispetto alla generazione precedente i saperi attorno all'uso delle piante si sono ristretti (riguardano meno specie) e sono qualitativamente più poveri. Entro questa tendenza generale si possono registrare delle aggiunte (in specie riconosciute, in informazioni) e degli aggiornamenti/adattamenti dei saperi.
COMUNITÀ
Sapere diffuso non riconducibile a specifici gruppi sociali, ma legato esclusivamente alla pratica stessa del raccogliere e utilizzare le piante e alle forme di apprendimento e trasmissione dei modi di raccolta e di uso delle stesse. La circolazione e valorizzazione del sapere sulla raccolta e l'uso di piante è in parte legata anche a soggetti che operano nel turismo locale, quali ristoratori, agriturismi, rifugi alpini che si rivolgono al settore turistico. L'incrocio di questa offerta con una domanda turistica improntata alla ricerca di prodotti tipici, alla valorizzazione del gusto e alla sostenibilità ambientale può produrre uno specifico ambito di tutela e trasmissione delle pratiche legate alle erbe spontanee per usi alimentari e allargare la platea di titolari/utilizzatori dei saperi sulle piante spontanee. Le istituzioni, a livello regionale e provinciale, hanno una responsabilità specifica nella tutela/trasmissione del bene, attraverso gli atti legislativi che regolamentano le possibilità di raccolta della pianta e azioni specifiche di informazione e diffusione delle conoscenze.
AZIONI DI VALORIZZAZIONE
Valorizzazione significa anzitutto diffusione delle conoscenze sulle forme di raccolta non distruttive per la pianta. Sciroppo e confetture possono potenzialmente incontrare il favore di consumatori locali e turisti. Iniziative quali la ricostituzione del Giardino Alpino della Valcava contribuiscono a diffondere saperi sull'uso delle piante e sulle modalità di raccolta in forme sostenibili e non indiscriminate, attraverso l'organizzazione di visite guidate e manifestazioni legate alla valorizzazione degli usi e sapori delle piante alpine.