• slidebg1
    Tribuna di spettatori al Palio della Ciärämèlä, foto tratta dal libro Il Palio in Palio, 2008 - Pierangelo Boccalari
  • slidebg1
    Palio d'la Ciärärämèlä nel 1982, tratto dal libro Il Palio in Palio (2008) - Pierangelo Boccalari
  • slidebg1
    Giocatori di Ciärämèlä nel 1982, tratto dal libro Il Palio in Palio (2008) - Pierangelo Boccalari
  • slidebg1
    Paesaggio della Lomellina - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Cascina medese - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Matteo Rossi, risicoltore di Mede - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Strumento di gioco: il Bàc - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Da destra: Giorgio Guardamagna (sindaco di Mede), Pierangelo Boccalari e Moreno Bolzoni (Fiö d'lä Lippä), Valentina Lapiccirella Zingari (AGA) - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Ingresso del campo sportivo Ugo Fantelli, luogo dove si gioca il Palio - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Battuta iniziale del gioco della Ciärämèlä - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Gli strumenti di gioco della Ciärämèlä - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Fabio Farinazzo, giocatore e vincitore del Palio d'lä Ciärämèlä - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Scambio della Ciärämèlä tra lipadùr - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Da destra: Gianmarco Pacione e Sofia Scomparin (AGA), Pierangelo Boccalari (Fiö d'lä Lippä) - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Lancio della Ciärämèlä - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Da sinistra: Fabio Farinazzo (Fiö d'lä Lippä) e Nicola Gasperini (AGA) - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Metodo di calcolo della distanza raggiunta con la battuta - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Ciärämèlä in piazza - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Quadro di un lipadùr in Comune a Mede - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Trofei dei Fiö d'lä Lippä - Barbara Rigon
  • slidebg1
    Pierangelo Boccalari, Fiö d'lä Lippä - Barbara Rigon
  • Spot social Ciäräméla - AGA
  • slidebg1
    Giocatrice di Ciärämèlä al Torneo Internazionale di Lippa - Archivio Fiö d'la Lippa
  • slidebg1
    Giocatori di Ciärämèlä - Archivio Fiö d'la Lippa
  • 1982
    2018
    2019
 Indietro

Categoria

Riti e Pratiche Sociali

Tag

DOVE

Mede (PV), Lombardia - Italia

La sfilata del Palio della Ciärämèlä raccoglie i dieci rioni in cui è suddivisa la Città di Mede. I giocatori (lipadù) le damigelle ed i portabandiera (mistrin) di ogni rione partono dai rioni di appartenenza e si ricongiungono tutti in viale dei Mille (zona ospedale). Vengono disposte le carrozze con i cavalli e vengono organizzati i “quadri” dei figuranti, suddivisi per rione.

QUANDO

Il Palio della Ciärämèlä si svolge la seconda domenica di settembre, gli allenamenti non hanno una

Gioco della Lippa a Mede

(Ciärämèlä)

A Mede la rinascita del gioco della Ciärämèlä, variante della Lippa, è strettamente legata alla festa del Palio e all’esperienza di Giuseppe Masinari e del circolo culturale "Giuseppe Amisani". La Ciärämèlä viene rivitalizzata con la prima edizione del Palio nel 1980. L’associazione dei Fiö d’lä lippä nascerà vent’anni dopo. Questa manifestazione “Ancora oggi non viene organizzata tanto per avventori esterni o turisti, ma per noi, per la nostra comunità”, racconta Giorgio Guardamagna, sindaco di Mede. La tradizione ludica della Ciärämèlä è legata all’ambiente delle risaie, un tempo ricco di cascine, corti e cortili. Nei contesti tradizionali della Lomellina Non si giocava nei prati ma nelle piazzette o nelle corti delle cascine, dove non c’erano macchine e pericoli di sorta”, racconta Moreno Bolzoni, presidente dell’associazione Fiö d’lä lippä, “quelle sensazioni sono difficilmente riproponibili al giorno d’oggi: sia perché la linfa vitale delle cascine si è completamente snaturata, sia perché le piazze si sono trasformate. La sensazione del gioco era profondamente associata a quella della ghiaia. La sensazione di giocare sulla sabbia e sulla terra battuta, circondati dalla polvere, è difficile da rievocare. Con lo stadio si può ritrovare semplicemente una sensazione di libertà, di tranquillità nel poter giocare senza rischiare di rompere qualcosa o disturbare qualcuno”. Il gioco vede fronteggiarsi due “lippadur” (giocatori), impegnati in un duello, uno contro uno. Dopo un iniziale sorteggio per stabilire chi batte e chi riceve, viene posizionata una piastra di legno a terra con un “bàc” (pezzo di legno smussato lateralmente) posto sopra di essa. Usando un bastone più lungo, chiamato ciärämèlä, il battitore deve cercare di alzare il “bàc” e colpirlo più violentemente possibile. Il battitore ha a disposizione tre tiri per accumulare la distanza maggiore dal punto di battuta. Chi riceve può intercettare il primo tiro utilizzando il caratteristico cappello. Dopo il terzo tiro si procede a valutare la distanza raggiunta ipotizzandola ad alta voce, è diritto dell'avversario chiedere la conta dei metri di distanza tra “bàc” e punto di battuta qualora ritenesse errata la valutazione del battitore: la conferma di una valutazione errata porta ad una penalità per il battitore. A vincere è chi copre la maggiore distanza. La costruzione degli attrezzi di gioco è fortemente legata all’ambiente naturale: il legno viene ricercato nei boschi circostanti durante l’inverno precedente l’uso; la sua scelta è frutto di una fine conoscenza dei legnami e delle loro caratteristiche. La durezza del legno del bàc e la morbidezza di quello della ciärämèlä dipendono dalle varietà vegetali con cui sono costruiti: bosso, olivo, faggio o maggiociondolo, tagliati secondo tradizione. Il bàc (bastone) una volta era ricavato dal manico di scopa in faggio, mentre oggi si cerca di usare legnami duri e resistenti. Il maggiociondolo ed il bosso sono i più ricercati. “Quando eravamo piccoli si prendeva un manico di scopa e lavorandolo manualmente si ottenevano bàc e ciärämèlä. Con il passare del tempo, si è cercato di migliorare il materiale degli strumenti di gioco. Molti giocatori, soprattutto i più esperti, ricercano maniacalmente il tipo di legno che risponda nel migliore dei modi ai colpi della ciärämèlä sul bàc”, ci confida Pierangelo Boccalari, membro autorevole dell’associazione Fiö d’lä lippä e figura di riferimento per la memoria della città di Mede. Oggi il gioco vive in un’alternanza tra il campo sportivo, dove ci si allena regolarmente, la festa del Palio, momento di condivisione con l’intera città e la piazza centrale di Mede, dove si giocano i tornei dell’”internazionale di Lippa”. I tornei vedono la partecipazione di una rete di comunità italiane ed europee nata nel 2005, la caratteristica che lo differenzia da altri eventi sportivi è che di volta in volta si gioca con regole e attrezzi del luogo dove viene ospitato il torneo: questo permette un concreto confronto tra culture territoriali. La piazza in cui si gioca il Torneo Internazionale di Lippa resta il luogo della partecipazione e delle relazioni tra giocatori e comunità, mentre il campo riservato al Palio rimane uno spazio a sé, separato dalla vita cittadina. La trasformazione degli stili di vita e degli spazi urbani rende difficile il gioco in piazza, per questo sono in corso adattamenti della tradizione, nel dialogo con altre comunità che praticano varianti dello stesso gioco: “Giocare a ciärämèlä in piazza è quasi impossibile. Il materiale degli strumenti e l’allenamento dei giocatori ha portato ad alzare sempre più l’asticella del livello e alcuni tiri risultano veramente potentissimi: la situazione sarebbe quindi pericolosa per gli spettatori e per i negozianti. Dopo il primo incontro con i giocatori veronesi di S-cianco abbiamo pertanto deciso di adattare il nostro gioco alla piazza mutandolo da una situazione di uno contro uno, ad una situazione di quattro contro quattro, con strumenti più leggeri e avvicinandolo alla lippa. Di fatto si è trattato di un adeguamento del gioco allo spazio e alle relazioni sbocciate negli ultimi anni con i vari gruppi di giocatori di lippa conosciuti tramite la rete di Associazione Giochi Antichi. Spesso le partite di ciärämèlä sono molto rapide, quindi abbiamo deciso di adattarci alle regole della lippa anche per permettere ai gruppi avversari di restare più tempo qui a Mede”. Il Palio ha avuto un ruolo importante nella rivitalizzazione del gioco e nella riscoperta della storia e della memoria locale: “C’è un vero e proprio studio dietro ogni angolo ricostruito, dietro ogni vestito riprodotto”, ci confida Pierangelo Boccalari. Matteo Rossi, giovane agricoltore locale, racconta: “Qui a Mede si è sempre atteso il Palio, come il Natale. Sfilare nelle vie della città è un’emozione unica, così come assistere alle sfide di ciärämèlä”. Matteo si è dedicato alla coltura risicola biologica, trasformando la cascina di famiglia in luogo di lavoro tecnologicamente avanzato e professionale. Come tanti, Matteo è testimone della grande trasformazione dell’economia e della società locale: “Nell’azienda di mio nonno lavoravano 50 persone, a cui si aggiungevano 55 mondine nel periodo estivo. Tutti quanti vivevano qui, insieme. Oggi ci affidiamo a squadre di lavoratori specializzati cinesi che arrivano da varie zone della regione”. Racconta Moreno Bolzoni: “Fino agli anni ’80 c’erano i cosiddetti ‘ciacaré’: famiglie che avevano la propria fattoria, con i propri animali. Questi vivevano grazie alle proprie terre. Oggi si è completamente persa questa fascia sociale: ci sono grandi aziende che hanno rilevato notevoli quantità di campi, i lavoratori stagionali sono quasi tutti stranieri e nelle cascine non vive più nessuno”. A fronte di queste radicali trasformazioni, il Palio ed il gioco assumono una fondamentale funzione sociale di memoria e appartenenza. Per anni gestito direttamente dal Centro Artistico Culturale Amisani, l’organizzazione del Palio dall’inizio degli anni 2000 passa al Comune di Mede. Oggi questa è affidata ad associazioni di supporto, anche se il Comune resta collante delle realtà rionali, garante della manifestazione e protagonista delle cerimonie che si articolano durante la settimana del Palio. Nel Palio, gli “angoli” sono rappresentazioni in cui le tradizioni locali rivivono in forma teatralizzata. Ogni rione organizza, all’interno del proprio territorio, la rappresentazione di un momento di vita del periodo storico di riferimento (1880-1930). I figuranti della sfilata della domenica sono, la sera precedente, protagonisti di scene teatrali di strada. I cittadini, in bicicletta, passano da un angolo all’altro rivivendo momenti della loro tradizione. I dieci rioni, nel gioco del Palio, si sfidano tra loro. Se oggi non si esprime più una rivalità marcata, nei primi anni dopo la nascita del Palio il gioco, giocato prevalentemente da uomini adulti, era in parte espressione di “rancori” non sopiti. Le risse potevano anche dare luogo a denunce. Il costume utilizzato dai lipadù (i giocatori) nel Palio è colorato, con scarpe in corda, calzettoni, pantaloni alla zuava e camicia, il tutto con i colori che caratterizzano il rione.

Busch – Azzurro

Cruson – Rosso con croce bianca

Gab – Verde

J’Angial – Bianco

Marcanton – Rosso, Giallo e Nero

Pasquà – Giallo e Marrone

Piassa Giaratta – Rosso e giallo

Roca Bianca – Nero e Giallo

San Banardin – Verde e Marrone

San Roc – Bianco e verde

Questo costume di gioco si discosta fortemente dai costumi dei figuranti, come ad esempio gli abiti dei contadini e gli smaglianti costumi di dame e damigelle, ottocenteschi o liberty, adornati di ombrellini e cappellini. Elemento di rilievo è il cappello dei lipadù: in genere una coppola leggera, che oltre a fungere da copricapo ha la funzione di intercettare la ciärämèlä durante le fasi iniziali delle giocate. Il cappello è bianco o color corda e viene tenuto in mano, con ambo le mani, dai lipadù, quando questi devono cercare di eliminare il battitore in fase di pre-battuta. Il torneo che si svolge durante il Palio presuppone la sfida tra lipadù (giocatori), i quali cercano con tre tiri di raggiungere la maggior distanza dalla casa (partenza). Per tali disfide c’è necessità di ampi spazi e soprattutto di giocare in sicurezza. Luogo ideale rimane il campo sportivo con le sue recinzioni e con il terreno in erba. Trattandosi di un torneo dove il premio è la conquista del Palio nella disfida con i rioni della città, l’affluenza al campo sportivo è importante. Buona parte della città si riversa al “Fantelli” per l’inizio del torneo e scema lentamente man mano che i singoli rioni vengono eliminati. Le sfide finali riescono a coinvolgere diverse centinaia di persone. La consegna del Palio prevede un rituale “gavettone” al vincitore. Nel contesto rievocativo del Palio, secondo il regolamento le donne non possono partecipare al gioco. Il gioco della ciärämèlä, un tempo appannaggio degli uomini rimane tale anche nella sua rappresentazione odierna. Questo non esclude che le donne possano giocare alla ciärämèlä al di fuori del Palio.  Il gruppo dei Fiö d’lä lippä è oggi allargato anche alle Fiulët d’lä lippä. La figura del lipadù è simbolicamente rappresentativa dell’identità locale. All’interno del Municipio, alle spalle della scrivania del sindaco, spicca una gigantografia di un battitore di ciärämèlä. “Ho voluto fortemente dare risalto a questo quadro del lipadù perché ritengo che la ciärämèlä per tutta Mede sia una pratica importantissima, simbolo dell’intera comunità. Tutti, entrando qui, rimangono affascinati da questa figura e chi viene da fuori nutre da subito l’intenso desiderio di assistere ad una partita”, racconta il sindaco Giorgio Guardamagna.

NOTIZIE STORICO-CRITICHE

Il Centro Artistico Culturale “Amisani”, nato negli anni 1970, luogo di incontro e sviluppo culturale che ha prodotto ricerche e libri sulla storia di Mede, delle sue campagne e del suo ambiente naturale. Nel 1996 in un periodo di crisi nella gestione del Palio, alcuni membri del circolo danno vita alla Proloco di Mede, per poter meglio organizzare la festa, esternalizzando i servizi. La prima edizione del Palio si è svolta domenica 20 settembre 1981. Il Palio ha una grande funzione di aggregazione della gioventù, non è uno spettacolo, ma come raccontano i suoi protagonisti, è “vita vissuta”. Per cercare di interpretare il senso sociale del Palio, bisogna ricostruire il grande processo di trasformazioni economiche, sociali e culturali della storia locale e nazionale. Negli anni cinquanta, con il forte flusso dell’emigrazione, inizia una rapida e violenta trasformazione dello spazio urbano. Spariscono i cortili e le corti in cui si giocava; le cascine subiscono un lento ma inesorabile decadimento dovuto alla trasformazione del sistema agrario e al passaggio dalle tradizionali attività di policoltura ed allevamento ad attività di monocultura intensiva. Con il progressivo svuotarsi delle cascine e il venir meno dei luoghi di lavoro e ritrovo, lo spazio vitale della comunità subisce un radicale mutamento. Lo spazio urbano, delle strade e delle piazze, viene man mano occupato dal traffico mentre nuove infrastrutture sostituiscono le antiche. Il Palio cerca di riportare in vita questo spazio, aprendo i cortili, ricreando un ambiente scomparso, ma soprattutto cercando di ricostruire e ritrovare, in un grande momento festivo, i legami sociali ed affettivi della comunità.  

APPRENDIMENTO E TRASMISSIONE

I Fiö d’lä lippä sono impegnati nella trasmissione del gioco della ciärämèlä alle nuove generazioni durante il periodo estivo, quando le scuole sono chiuse, in preparazione del “Palio dei Ragazzi”. Il Palio dei Ragazzi, che anticipa quello tradizionale della Ciärämèlä, si svolge con regole simili ma con strumenti di gioco più leggeri. Nel corso degli anni, diversi ragazzi che si sono cimentati nel Palio dei Ragazzi, sono poi diventati lipadù al Palio della Ciärämèlä. Ogni rione provvede alla selezione dei giovani giocatori e giocatrici: il Palio dei Ragazzi è rigorosamente di coppia, un ragazzo ed una ragazza. Più difficile risulta invece l’inserimento del gioco all’interno delle funzioni formative scolastiche. Una scarsa attenzione al gioco da parte del mondo scolastico non ha permesso, se non sporadicamente nel corso degli anni un inserimento del gioco, in quanto pratica ludica tradizionale, nelle proposte di attività extracurriculari. L’associazione Fiö d'lä lippä, in sinergia con l’Assessorato allo Sport del Comune di Mede, ha concepito un progetto di formazione e trasmissione della tradizione ludica nelle scuole primarie e secondarie, al fine di valorizzare il gioco e coinvolgere gli alunni in un’attività che riabilita le abilità manuali e sulla socializzazione. 

COMUNITÀ

Il centro Artistico Culturale “Giuseppe Amisani” è anche proprietario dei diritti sul Palio della Ciärämèlä. L’Associazione culturale Fiö e Fiulät d’lä lippä – nasce informalmente nel 2007 e come Associazione culturale nel 2011. Il punto cardine dell’Associazione è la promozione, la riscoperta, la rivalutazione, la diffusione e la pratica del gioco della lippa o della “ciärämèlä”, quale attività ludica tradizionale. Alcune persone sono particolarmente impegnate nella trasmissione della pratica: Moreno Bolzoni, cardine fondamentale tra i giocatori e l’amministrazione che sostiene attivamente la pratica e Pierangelo Boccalari, memoria storica non solo di Mede ma del territorio. Grazie a queste persone il movimento ludico medese è entrato in contatto con le altre realtà italiane ed europee che fanno tutt’ora parte della rete internazionale.

AZIONI DI VALORIZZAZIONE

Una prima modalità di valorizzazione del gioco è stata l’invenzione della festa del Palio, contesto fondamentale di rivitalizzazione, e la successiva nascita dell’associazione Fiö dlä lippä. Nelle misure di valorizzazione vanno annoverate anche le diverse forme di organizzazione locale del gioco e della festa del Palio, con la creazione della Proloco. I rapporti con Associazione Giochi Antichi, iniziati nel 2002 hanno poi determinato una serie di evoluzioni e adattamenti, provocando una ripresa del tradizionale gioco in piazza, durante i tornei e la nascita di una collaborazione che ha dato successivamente origine alla rete internazionale; la rete comprende attualmente, oltre all’Italia, la Slovenia, la Croazia, la Spagna, la Francia, l'Ungheria e la Romania. Ogni realtà europea organizza propri tornei e invita le comunità che sono disponibili a venire a proprie spese. Nonostante le difficoltà economiche e logistiche, la passione per il gioco e la propria cultura è tale che il circuito internazionale si sta sempre più solidificando, con relazioni che fanno a breve sperare un ulteriore allargamento. 

MISURE DI SALVAGUARDIA

Il gioco della ciärämèlä, pur se rivitalizzato nel contesto del Palio, rischia la scomparsa se non sistematicamente sostenuto dall’Amministrazione comunale che, pur non essendone titolare, si è assunta l’onere della gestione del Palio. Il tentativo svolto nel corso dell’ultimo decennio è stato quello di sollecitare e sensibilizzare le altre realtà presenti sul territorio Lomellino per evitare l’isolamento. Oggigiorno il gioco della ciärämèlä o della lippa si svolge con costante regolarità solo a Mede. Ad oggi non è stata assunta nessuna misura di salvaguardia del gioco, se non la creazione e gestione del Palio in capo al Centro Artistico Culturale Giuseppe Amisani. L’inserimento di questa pratica ludica tradizionale nel R.E.I.L. (Registro delle Eredità Immateriali Lombarde) costituisce una prima importante misura di salvaguardia.

Per sapere di più

Beni materiali

Il Bàc: bastone in legno (es. bosso, faggio, olivo, maggiociondolo) avente lunghezza di 50 cm. e diametro di 4 cm. La Ciärämèlä: pezzo di legno lungo 18 cm., affusolato alle estremità, con coni lunghi 6 cm. per parte aventi punte leggermente arrotondate. L’essenza del legno è la stessa del Bàc. Al Capè: Cappello a coppola. Spazio di gioco: Campo sportivo in erba per il Palio della Ciärämèlä – Vie o piazze per i tornei cittadini.

A cura di

Associazione Giochi Antichi - Sofia Scomparin

Supervisore scientifico

Valentina Lapiccirella Zingari

Data di pubblicazione

13-FEB-2019 (Giorgio Paolo Avigo)

Ultimo aggiornamento

31-DEC-2022 (Agostina Lavagnino)

download cover image




Dalla Community


 Racconta